La storia della Residenza d'Epoca

Walter Fol e la Spoleto della seconda metà dell’800

La costruzione che ha preceduto l’attuale Villa Milani, nella seconda metà dell’800, era individuata in città come “la Casa de lu Svizzeru”.
Il toponimo, così laconico e così “spoletino”, si riferiva al proprietario di allora: il Sig. Walter Fol, Capitano di Stato Maggiore del Genio Federale Svizzero, Ingegnere -Architetto-Archeologo, nato a Ginevra nel 1832.
 

Fotografia di Spoleto agli inizi del secolo XX
Spoleto agli inizi del secolo XX

Di lui sappiamo che giunse a Spoleto intorno al 1870. Proprietario e curatore della galleria/fondazione omonima a Ginevra, inseguiva un possibile ed oggi incredibile affare: l'acquisto e lo strappo degli intonaci decorati della facciata di Palazzo Racani-Arroni in Piazza del Duomo.

Gli eredi della antica famiglia avevano, per necessità, già alienato le inferriate del piano terreno e, nel 1860, il ricco cornicione in legno intagliato e rifinito in oro zecchino che aggettava per più di un metro e trenta a difesa degli “sgraffiti” di Pietro da Spoleto. Il loro stato doveva comunque essere molto malandato se, già nel 1840, il Comune di Spoleto si era preoccupato di far eseguire dall'abate Luigi Landini un rilievo, in inchiostro acquerellato, del fregio con le ninfe ed i tritoni e se, fatti, da bravo svizzero, i propri conti, l'ingegnere-architetto- archeologo rinunciò all'acquisto.

È ipotizzabile che, basandosi sulla qualità dei trasporti della propria nazione d'origine, dovette arrivare a Spoleto con il treno. La ferrovia, per benevolenza di Pio IX, era da poco giunta a servire la città e dalla stazione, alla fine del lungo rettifilo di Via delle Cerque Strette, essa doveva apparire in tutta la sua “addirupata bellezza”, ancora delimitata dalle mura, contornata dai declivi olivati dei colli e sovrastata dalla Rocca.

 

La strada fino alla nuova porta Leonina o di San Gregorio era tra orti e campi coltivati, verso Est si intuiva la ricchezza del giardino di Villa Redenta già Casino della Genga e si scorgevano in alto le masse isolate di S. Salvatore e di S. Ponziano mentre la città era un trionfo di eleganza e di ricchezza.
All'incirca negli anni '70, la Strada Nazionale Interna era stata portata a compimento, il teatro Nuovo era da poco inaugurato, della Ferrovia si è già detto, nel centro operavano ben cinque Istituti di Credito e, oltre che sull'agricoltura, l'economia si basava su un fiorente artigianato.
 

Fotografia di Spoleto agli inizi del secolo XX
Spoleto agli inizi del secolo XX

Attraversare la città ed uscire dalla porta di S. Luca, anch’essa nuova, doveva essere una esperienza quasi esaltante, una vera e propria "immersione" in un ambiente urbano che, da poco, aveva visto completamente rivoluzionata l'antica logica di percorrenza: dalle ortogonali alle tangenziali lungo gli antichi e nuovi terrazzamenti, da un palazzo nobiliare ad un altro, da una vecchia corte interna trasformata in moderna piazza ad un'altra e, lungo il tragitto, le quinte di una architettura moderna che si ispirava direttamente a modelli neoclassici o eclettici ma di chiara ispirazione mitteleuropea: Vienna e Parigi. A tanto, l'intuito urbanistico e l'amore per la città di straordinari uomini politici locali, come Pietro Fontana e Bernardino Montani, avevano già fatto precedere l'apertura della Via della Rocca e della Passeggiata e conservato e migliorato quanto la dominazione francese aveva impiantato nella cittadina umbra (biblioteca, asili, università, ospedale ecc.).

Una città insomma che appariva modernamente organizzata, economicamente ricca e culturalmente stimolante. In un tale ambiente, il professionista svizzero rimase sicuramente sedotto dall'angolo più "svizzero" del territorio circostante la città: il versante verso il Centro Antico del Colle dei Cappuccini o Attivoli.

È probabile che un "affare" con i conti Onofri Benincasa gli permise di acquisire un'area bellissima che dall’altura si estendeva fino quasi a Colle Risana.
È ancora probabile che, da bravo "svizzero" realista e calcolatore, l'architetto-ingegnere- archeologo abbia pensato che se ne potessero alienare alcuni settori magari progettando e costruendo attorno o sopra le casette e gli annessi già dei Conti.
Morendo, nel 1890, l'architetto Walter Fol lascia tre costruzioni da lui progettate: la Villa Gismondi (oggi Villa Mari), la propria abitazione (oggi Villa Milani) ed una ancora in costruzione presso il Colle dei Cappuccini (oggi Villa Antonini).

All'asta, la famiglia Antonini acquistò la “casa dello Svizzero”in attesa che la loro fosse terminata per poi rivenderla all'architetto romano Giovanni Battista Milani. Oltre a quanto si è detto, nient'altro ci permette di "ricostruire" una personalità complessa e schiva e che, probabilmente, mai riuscì ad integrarsi con la società locale. D'altra parte, solo ai primi del '900 gli spoletini abolirono una disposizione che prevedeva che si potesse essere considerati "di Spoleto" unicamente dopo cinque generazioni di permanenza in città.
Le tre ville rappresentano, insieme con la sua tomba al Cimitero Civico, quanto il singolare artista svizzero ha lasciato a Spoleto.

 

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Giovanni Battista Milani

L'architetto Giovanni Battista Milani, acquistando la villa dagli Antonini che, nel frattempo, avevano terminato di costruire la loro, modificò ampiamente la casa dello Svizzero “migliorandola e ornandola di pezzi antichi e pregevoli sia all'esterno che all'interno”.

A lui si deve, infatti, l’accorpamento della casa dei custodi, la realizzazione e l’arredo del Salone così come è oggi, l’edificazione del loggiato e l’impianto del giardino all'italiana.
Giovanni Battista Milani (1873 - 1940) è stata una delle figure chiave dell’architettura romana dei primi del ‘900, ed ha profondamente marcato il volto architettonico della città eterna.

 

Stabilimento balneare Ostia Lido a Roma
Stabilimento balneare Ostia Lido a Roma

Basti ricordare la realizzazione della Chiesa S. Lorenzo da Brindisi in via Sicilia, il Villino Campus in via Ciro Menotti 2, Villa Carega a Valle Giulia, la casa in via Cesare Balbo, la Facoltà di Ingegneria a S. Pietro in Vincoli, la Palazzina in via Paraguay 2 e, soprattutto, lo splendido progetto per la nuova sede della Galleria d'Arte Moderna (in preparazione della Esposizione Internazionale di Belle Arti del 1911) a cui fu preferita però la soluzione forse più magniloquente ma meno funzionale dell'architetto Cesare Bazzani oltre che lo stabilimento balneare “Roma” di Ostia Lido, purtroppo distrutto durante l’ultima guerra.

È comunque un fatto che neppure l'architetto Milani, che aveva acquistato la Villa a Spoleto come “rifugio” da Roma, legò con la società locale.

Oltre agli interventi sulla propria abitazione, trattata quasi come una sorta di testo di esercitazione continua in cui montare e smontare reperti archeologici e storici provenienti dai suoi cantieri di restauro, nient'altro lascia a Spoleto. Sono comunque gli interventi di Milani, tutti "giocati" sul rapporto tra eclettismo-modernismo e volumetria-decorazione, con rimandi formali al rinascimento e al barocco "in stile" ma anche alle tipologie locali che trasformano la casa dello Svizzero in quel gustosissimo pastiche architettonico-ambientale che oggi rende Villa Milani una delle più belle e prestigiose residenze d'epoca in Italia.

 

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Antonino Calcagnadoro

Altro elemento di interesse della Villa è rappresentato dalla decorazione pittorica presente che è opera di Antonino Calcagnadoro.
L'artista (nato a Rieti nel 1876 e morto a Roma nel 1935) è stato recentemente rivalutato dalla critica più attenta agli avvenimenti artistici di quel periodo e numerose mostre e pubblicazioni hanno tentato un catalogo completo della sua attività che spaziò dalla pittura ad olio ed acquerello alla decorazione ad affresco ed encausto, dalla incisione alla scultura, alla realizzazione di vetrate.

Formatosi alla romana Regia Accademia di Belle Arti di Via di Ripetta, vi insegnò anche dal 1921 e, come docente di decorazione pittorica alla Scuola Industriale Serale di Via S. Giacomo, fu maestro di Ziveri, Mafai e Scipione.

Affresco del Calcagnadoro
Affresco del Calcagnadoro
Alla sua straripante attività di decoratore (che, come modelli e cultura, variava dalla pittura pompeiana alle rielaborazioni cinquecentesche delle decorazioni della Domus Aurea e dal colorismo di ascendenza tiepolesca ai temi ed alle maniere del Simbolismo e dell'Art Noveau) già ben documentata per quanto riguarda palazzi e ministeri romani, teatri ed abitazioni a Rieti, Terni, Sampierdarena, viene ad aggiungersi anche questa opera spoletina finora ignorata.
L'attività dell'artista reatino si affiancò infatti molto spesso a quella degli architetti più in voga in quegli anni come Cesare Bazzani, Giulio Magni e Giovanni Battista Milani.

Tra le opere di decorazione di ambienti più vicini si possono ricordare: le case Campanelli, Ciancarelli e Piselli a Rieti, il Palazzo Comunale, il Palazzo Ricci e il Teatrino di S. Caterina sempre a Rieti, l'Istituto Regina Elena e il Palazzo Coen a Roma e a Terni: la Palazzina Alterocca, il Palazzo Spada, Villa Maria, Villino Fongoli ecc.

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Il restauro

Nel recente restauro della villa ci si è unicamente limitati ad operazioni “morbide” di rifunzionalizzazione, al recupero della torre e alla rivitalizzazione degli arredamenti originali. La posizione, straordinaria per panoramicità, la facile e rapida accessibilità, l'ambiente (architettura più sito), il mantenimento attento ed accurato delle peculiarità anche minime (al limite anche del "disagio" e della "scomodità" di una vecchia residenza), i mobili rigorosamente d’epoca e gli arredi di elevato valore artistico hanno consentito a Villa Milani di ottenere dalla Regione Umbria nel dicembre 1999 il particolare status di “Residenza d’Epoca”.

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Arch. Giuliano Macchia 

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